Paolo Pisani:
 
“Edo Cei tra divino e diabolico”

Il far arte di Edo Cei è qualcosa di interiormente spontaneo: un’appendice esistenziale del suo intenso vivere, scandito non solo dai ritmi del suo cuore e del suo respiro, ma anche dal sapiente uso di pennelli e colori.

Allegorie e similitudini trovano in questo sensibile faber il loro magistrale rappresentatore che sa risvegliare in noi sopite sensazioni, letargie sentimentali, imbalsamate pulsioni.

C’è in lui divina e diabolica essenza, una capacità di trasmettere al pubblico forti sollecitazioni che, con gli strumenti della conoscenza, possono portare a varcare le soglie del banale e della superficialità oggi giorno sempre più importanti e diffuse…

  . ..Cinquant’anni d’arte, dieci lustri, cinque decenni, mezzo secolo e potremmo sbizzarrirci ancora a sezionare con fantasia lo spazio artistico percorso. La risultanza finale però, non cambierebbe, poiché ci troveremmo comunque di fronte ad un uomo, che ha fatto della sua pittura, una “pietra filosofale” con cui tentare l’opera alchemica non di creare oro, ma di avvicinarsi al pensiero divino. Del resto, anche nelle opere di più semplice messaggio, l’essenza esoterica fortemente trascendente, non manca mai. Cei però, non è personaggio negativamente speculativo, che si muove tra simboli ed allegorie, che imbastisce, progetta e costruisce un pittorico “suo pensiero”, con l’intenzione di fabbricare artificiali stupori ed originali sorprese. Edo è invece un sensibile e sincero comunicatore di “cose sottili”, uno che non profetizza, non solleva dispute ne dimostrazioni ma riadatta e ripropone il concetto di Leonardo da Vinci dei due strumenti conoscitivi: la pittura e la filosofia. All’astrazione del tempo che muove la prima, fa eco la riflessione e la ricerca della seconda. Il nascere, il crescere, il dissolversi, la vita insomma, stanno là dentro le sue tele! Un rapporto tra materia ed energia, tra microcosmo e macrocosmo, a dimostrazione che l’antico concetto che definiva l’uomo “mondo minore” è solo una parziale verità. ..
…Si impone certamente, il possesso di una certa attrezzatura, per addentrarsi nel labirinto di simboli, similitudini, allegorie che caratterizzano le opere di questo personaggio. Cei comunque, lascia al visitatore piena libertà di adottare la chiave di lettura che preferisce. Per noi ad esempio, ciò che appare con evidenza, è una certa fedeltà alla classicità. Quella classicità che lo scrittore Massimo Bontempelli ritrovava in “..ogni opera d’arte che riesca ad uscire dal proprio e da ogni tempo”. Si perché la pittura di Edo, sebbene appaia anche metafisica e succintamente surrealista, non si adagia in esasperazioni oniriche e automatismi psichici. Oseremmo invece riconoscervi ed indicare, leggere raffinatezze gotiche, che ci fanno tornare alla mente le fantastiche interpretazioni delle Sacre Scritture, realizzate da Gentile da Fabriano.
Così come ci entusiasmano luci e spazi dove la veste lenticolare fiamminga e la sensibilità italiana, si trovano, si uniscono e modulano un equilibrio impeccabile. Non dobbiamo neppure esimerci da immergerci nell’oceano antropologico che circonda le sue opere. Un bagno iniziatico, un’abluzione rituale, per rivivere sul piano della memoria, tempi consumati, compagni di viaggio, vite attraversate, in una comunione quasi etnica, dove il privato è anche pubblico e gli eventi del luogo, piccolo o grande che sia, scandiscono il ritmo del vivere…

  Ormai questa definizione di Arte Pensiero , da una quandicina d’anni, è pressochè accettata da tutti: critica e pubblico. Infatti la visione delle sue tematiche esistenziali, sempre di grande attualità, coinvolgono l’osservatore a tal punto da condurlo in un percorso mentale apparentemente illogico e irrazionale, cosparso di improbabili macchinari, di situazioni ironiche, di immagini poetiche, fino a quando sfocia sorprendentemente nella realtà quotidiana della condizione umana, poiché l’ironia e la poesia sono considerati gli elementi salvifici che permettono all’uomo di sopravvivere al dramma esistenziale.


Titoli dei quadri esposti:
  1 - Una giornata qualunque – trittico del 1987 cm. 120 x 250
2 - Il dio mancato – del 1991 cm. 150 x 170
3 - L’altro mito di Sisifo – del 1994 cm. 150 x 170
4 - Salida – del 1997 cm. 150 x 170
5 - Ritorno al Sempre – (per specula videbimus in aenigmate) del 1999 cm. 150 x 170
6 - Macchina armonica per bolle di sapone – del 1987 cm. 100 x 70
7 - Computer graphic (omaggio a De Chirico) – del 1988 cm. 100 x 70
8 - Narciso 2000 – del 1997 cm. 80 x 100
9 - Mosaicisti – del 1994 cm. 100 x 80
10 - Macchina per amministrare la giustizia – del 1992 cm. 100 x 70
11 - Umbrella-machine – del 1991 cm. 100 x 70
12 - Ritratto di “Homo teledependens” – del 1994 cm. 80 x 60
13 - Internet – del 1999 cm. 60 x 80
14 - Assessore alla Cultura con balocchi – del 1982 cm. 70 x 50
15 - Proibito volare – del 1998 cm. 70 x 50
16 - Quando le nuvole sono a pecorelle n° 2 – del 2000 cm. 80 x 100
17 - Arrotino della falce di luna – del 1998 cm. 80 x 60
18 - E’ in partenza la nuvola 5 – del 2004 cm. 60 x 80
19 - Il mito della caverna: da Platone a Bill Gates del 2005 cm. 130 x 150
20 - Notturno ( con il voltapagina) del 2004 cm. 80 x 60
21 -Concerto per organo e libeccio del 2005 cm. 80 x 100
22 - Macchina per scrivere i racconti del vento - n.2 del 2007 cm. 80 x 100


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